Produzione musicale

I synth nella psytrance: un’introduzione

Oscillatori, filtri, inviluppi e LFO spiegati per la psytrance, più cosa cercare in un synth, le basi del sound design e consigli per mixare i synth.

4 min di lettura

An introduction to using synths in psytrance
Sintetizzatore usato per produrre psytrance

In una traccia psytrance quasi ogni suono, batteria a parte, esce da un sintetizzatore: il basso rolling, i lead, le linee acid, i pad e molti effetti. Per crearli non ti serve un rack di hardware costoso. Ti serve capire cosa fanno le varie parti di un synth e come i producer le usano in questo genere.

Come un synth genera il suono

La maggior parte dei synth che userai funziona in modo sottrattivo: gli oscillatori generano una forma d’onda, un filtro ne toglie una parte, e inviluppi e LFO modellano il risultato nel tempo. La sintesi FM e quella additiva costruiscono il suono in altri modi, e la FM in particolare è ottima per timbri metallici e complessi.

Gli oscillatori producono le forme d’onda grezze. La sinusoide è pura e morbida, la triangolare un po’ più brillante, la quadra vuota e la dente di sega brillante e ricca di armoniche. La saw è un classico della psytrance per lead e bassline, perché dà al filtro tantissimo materiale su cui lavorare. Combinare forme d’onda diverse, o scordare più oscillatori tra loro, rende il suono più pieno.

I filtri tagliano frequenze. Il passa-basso elimina gli alti ed è il più usato, mentre passa-alto, passa-banda e notch sono utili per modellare effetti e layer sottili. La risonanza enfatizza le frequenze attorno al punto di taglio. Alzata e fatta scorrere, dà quei suoni squelchy e in movimento che senti ovunque nella psytrance.

Gli inviluppi controllano come cambia un parametro ogni volta che suoni una nota, attraverso attack, decay, sustain e release (ADSR). Un decay corto sul filtro rende un suono plucky, un attack rapido lo rende incisivo. Gli LFO muovono parametri come pitch, cutoff o volume in un ciclo che si ripete e portano movimento in suoni altrimenti statici.

Scegliere un synth

Controlli di un synth per oscillatori, filtro e inviluppi

Per la psytrance alcune cose contano più della marca. Cerca più oscillatori con diverse forme d’onda, compreso il rumore, e un’opzione unison o detune per lead e pad corposi. Una buona sezione filtri con vari tipi e una risonanza che suona bene anche quando la spingi è fondamentale, perché il movimento del filtro è centrale in questo stile. Inviluppi e LFO flessibili, possibilmente con molte destinazioni di modulazione, ti permettono di costruire i suoni in continua trasformazione di cui vive il genere.

Gli effetti integrati sono un plus: un buon riverbero, delay o distorsione dentro il synth velocizza il sound design. E non sottovalutare l’interfaccia. Un synth che capisci in fretta ti lascia concentrare sul suono invece che sui menu.

Basi di sound design

Costruisci almeno una parte dei tuoi suoni da zero. Parti da una sola forma d’onda semplice, aggiungi filtro e inviluppo, poi la modulazione, poi gli effetti. Così impari molto più che sfogliando preset, e i tuoi suoni diventano più personali.

È nella modulazione che i suoni psytrance prendono vita. Un LFO lento sul cutoff di un pad dà uno sweep graduale. Automatizzare cutoff e risonanza su più battute fa evolvere una linea di lead ripetitiva. Anche il layering aiuta: un suono principale più un layer più basso di volume che riempie un’altra zona dello spettro. Usa l’EQ in modo che i layer si sostengano invece di farsi concorrenza.

Riverbero e delay danno spazio ai synth. Code di riverbero lunghe stanno bene su pad e atmosfere, quelle corte tengono i lead a fuoco, e il pre-delay lascia chiaro l’inizio di ogni nota. Un delay sincronizzato al tempo con un po’ di feedback aggiunge echi ritmici ai lead e riempie lo sfondo.

Synth e groove

Nella maggior parte della psytrance la cassa suona su ogni battito e il basso riempie i tre sedicesimi in mezzo: cassa, basso, basso, basso. Un tipico suono di basso parte da una saw o una quadra attraverso un passa-basso con un inviluppo del filtro corto, così ogni nota ha un attacco breve e mordente. Modellare basso e cassa in modo che non si sovrappongano, con note corte e, se serve, un po’ di sidechain, tiene pulito il low end.

Lead e sequenze suonano attorno a questo motore. Un lead con attack rapido taglia il mix e accentua il ritmo, mentre la modulazione di pitch o cutoff lo tiene in movimento. I synth possono produrre anche percussioni come hi-hat e colpi d’effetto. Metterli in levare e spostarne leggermente il timing aggiunge spinta e rende il ritmo meno rigido.

Mixare i synth

Raggruppa i suoni simili su bus (lead, bassi, pad) per poterli trattare e bilanciare insieme. Dai a ogni synth la sua zona con l’EQ, e metti un passa-alto su lead e pad così basso e cassa hanno il low end tutto per sé. L’EQ sottrattiva, cioè tagliare le frequenze problematiche, di solito funziona meglio che alzare.

Fai il pan di layer e arpeggi per creare ampiezza, ma tieni in mono il basso e tutto ciò che sta nel low end. Una compressione leggera ammorbidisce lead e pad. Usa il riverbero con parsimonia, così i synth non si impastano.

Fai pause, ascolta a volumi diversi e dall’altra parte della stanza, e confronta il tuo mix, allo stesso volume percepito, con tracce professionali dello stesso stile. Ti accorgi subito se i tuoi synth sono troppo forti, troppo spenti o troppo larghi.